martedì 19 dicembre 2017

I rischi della montagna in invenro


«La montagna ha troppi rischi

Troppa gente li prende sottogamba»
 

Lo sfogo di Angelo Giupponi della Aat 118: «Delle 7 persone che ho caricato in elicottero, solo 2 avevano attrezzatura adeguata»

«Ho saputo che uno degli alpinisti soccorsi in quota aveva, nello zaino, solamente una maglietta di ricambio a maniche corte e una bottiglietta d’acqua. Ecco, neppure d’estate si può andare in montagna in queste condizioni. È così che quello che ci siamo appena lasciati alle spalle è stato un weekend davvero infernale».
Angelo Giupponi è il direttore della Aat 118 di Bergamo, l’articolazione aziendale territoriale dell’Areu, l’azienda regionale per l’emergenza urgenza; sabato e domenica era in servizio sull’eliambulanza di Bergamo che ha effettuato sette interventi in poche ore per soccorrere le persone che erano scivolate sul ghiaccio in val Brembana, in val Seriana o in val di Scalve.
Una giornata difficile, purtroppo segnata dalla morte di Bruno Lorenzi, 52 anni di Calcinate, precipitato in un canalone sul Pizzo Camino :morto per una caduta, nonostante fosse un esperto e avesse con se l’attrezzatura necessaria ad affrontare la montagna d’inverno. Lascia la moglie e 4 figli.

«Sono stati due giorni difficilissimi perché troppa gente affronta i rischi della montagna prendendoli sottogamba: a Cima Venturosa, i quattro che abbiamo aiutato erano saliti su una montagna di fatto ghiacciata solo con gli scarponi ai piedi, senza ramponi e senza picozze». Proprio riflettendo su calzature, abbigliamento e dispositivi di sicurezza, Giupponi rivela: «Delle sette persone che io ho caricato in elicottero, solo due avevano attrezzatura adeguata».

L'Eco di Bergamo  - 19 dicembre 2017

 

domenica 17 dicembre 2017

Soccorso alpino: il rischio zero non esiste

 
Ghiaccio, buio, inesperienza, valanghe

«In montagna il rischio è un fattore altamente soggettivo ma ci sono alcuni elementi che non vanno mai sottovalutati: uno di questi è il buio».

«Nelle ore notturne, persino nelle condizioni migliori di tempo e di terreno, i tempi d’intervento possono prolungarsi di parecchio e tutte le operazioni diventano più complesse. Se poi si aggiunge la presenza di ghiaccio in ambiente impervio, l’esposizione alle basse temperature che di notte scendono ancora di più e l’imperizia tecnica e comportamentale, basta davvero poco per rimetterci la vita. Non solo: i soccorritori stessi, per quanto preparati, equipaggiati e organizzati, vengono messi a repentaglio, perché il rischio zero non esiste».
È delle ultime un intervento svolto completamente in notturna, dove due sci-alpinisti sono stati soccorsi dalla mezzanotte all’alba e portati in salvo solo grazie all’intervento congiunto di Cnsas e Rega Svizzera. Negli anni scorsi, con le stesse condizioni ambientali, è capitato purtroppo che in una sola giornata, in interventi diversi, abbiano perso la vita ben cinque persone.

In questi giorni il Soccorso alpino lancia appelli costanti, in quanto le condizioni meteorologiche recenti hanno determinato la presenza di estese aree ghiacciate. Inoltre, su Alpi Retiche, Adamello e Orobie Centrali il rischio di valanghe, secondo il bollettino di Arpa Lombardia, resta marcato (indice di valore 3 su 5). I veri esperti e comunque le persone di buon senso sanno molto bene che cosa fare ma anche che cosa non fare. Chi va in montagna deve farlo con la massima consapevolezza e valutare se sia il caso di tornare indietro: la rinuncia è una grande conquista perché spesso significa tornare a casa vivi.
L'Eco di Bergamo - 17 dicembre 2017