La "Resistenza". Storia della Brigata 24 maggio.


La Brigata 24 Maggio e la sua storia

Tra le principali formazioni attive nella Resistenza bergamasca si colloca la brigata GL 24 Maggio, il cui nome rimane legato a due elementi di ben di versa natura: il tragico eccidio di Cornalba e la vivace attività operativa esplicata nel tardo inverno e nella primavera del 1945, fino alla partecipazione in primo piano alla liberazione della Valle Brembana e della stessa città di Bergamo”.

Sulla nascita della formazione esistono pochi documenti, che presentano inoltre varie contraddizioni: incerta la data di costituzione, che viene collocata tra la fine di maggio e gli inizi di agosto del 1944; incerta la. consistenza dei primo nucleo di uomini, da sei e dieci. Vi è invece concordanza sul fatto che quegli uomini erano poco armati e male equipaggiati e sul nome del primo comandante, Giuseppe Baroni “Rossi”.

Una relazione post-insurrezionale così presenta le origini della formazione:
In data 5 maggio 1944 in località Oltre il Colle (Valle Senna) per ordine del Capitano Duzioni Norberto “Cerri, Roberti” venne costituito il primo nucleo della Brigata XXIV Maggio composto da 10 uomini comandata dal Serg. Baroni Giuseppe “Rossi”.

Scopo principale era lo studio della zona per eventuale controllo, ricerca di campi di lancio, ricupero armi e reclutamento valligiani.

Sistemati nelle baite del Monte Menna il piccolo nucleo era continuamente in ricognizione e svolgeva opera di propaganda portando in breve tempo i suoi effettivi ad una trentina di uomini.

Molte volte questo gruppo fu sul punto di sfasciarsi per mancanza di mezzi ma la buona volontà di parecchi elementi ha sempre evitato questo, sopportando con rassegnazione molti critici ed essendo così d’esempio ai pochi tentennanti.
Più circostanziata — trattandosi di una memoria diretta — una recente testimonianza dello stesso Giuseppe Baroni:
A fine maggio 1944, Duzioni Norberto, a conoscenza che volevo fare qualche cosa per la resistenza, mi fissò un appuntamento per sentire se ero disponibile per recarmi ad Oltre il Colle r organizzare una formazione partigiana.
Accettai con entusiasmo l’incarico e le prime istruzioni furono quelle di vedere e studiare possibilità, se la zona si prestava dal punto di vista logistico, alla creazione di una banda arata.
Venne subito dato il nome di “Brigata 24 Maggio” ed a me quello di “Rossi”.
Ai primi di giugno 1944 mi recai pertanto ad Oltre il Colle dove presi contatto con il valligiano Gotti Gino “Gino” che aveva cinque o sei uomini nascosti nella villa Battagion di cui lui a depositano delle chiavi.
Se non vado errato gli uomini erano: Gotti Mario “Mario”, Picenni Mario “Pantera”, Pronzi Giulio “Giulio”, Gamba Antonio “Tonio”, “Milanes”, i fratelli Maurizio Cesare e Carlo Oltre il Colle e Ceroni Casimiro “Miro” (laureando in medicina, pure di Oltre il Colle). Con questi uomini mi portai alla “casta” del Monte Menna, luogo per il momento ideale che perché dominava la vallata e perché l’abitazione di “Gino», ben visibile dalla Casera, Serviva magnificamente per istituire un servizio di collegamento e informazioni a mezzo lenzuola stese in un certo modo sul prato per segnalare “pericolo” o necessità che qualcuno scendesse  in paese per urgenti comunicazioni .
Nell’estate del 1944 la situazione di Senna e della sua valle non era dissimile da quella di parecchi altri centri della media montagna bergamasca ~. Il paese ospitava un numero considerevole di “sfollati”, trasferiti dalla città alla campagna per l'incalzare dei bombardamenti alleati: a Serina si passa alle 156 unità del gennaio 1943 alle 778 del novembre dello stesso anno. Inferiore, ma sempre notevole, la presenza degli “sfollati” nel 1944: sono 14 nell’aprile e ancora 366 nel mese di agosto.

La grande maggioranza proveniva da Milano (molto meno numerosi i trasferimenti da Bergamo e da altre province): si trattava in buona parte di persone che già frequentavano Serina e la sua valle per la villeggiatura estiva e parecchi vi possedevano una Casa propria.
Un altro elemento di cui occorre tener conto per inquadrare le origini e gli sviluppi della Resistenza nella zona è la presenza, sin dal settembre del 1943, i gruppi di ex prigionieri alleati di varie nazionalità, fuggiti dal campo di concentramento della Grumellina — nelle immediate vicinanze della città di Bergamo — all’arrivo dei tedeschi e dispersi per tutta la provincia (il loro numero è imprecisato, ma fonti tedesche lo indicano in circa 2.500), di militari sbandati, a cui si uniscono via via volontari antifascisti e renitenti sbandati di leva della Repubblica di Salò.
La presenza di questi gruppi, in particolare degli ex prigionieri, interessa anche la Valle Senna — dalla quale è possibile raggiungere la Svizzera attraverso la Valtellina — e qui, tra Oltre il Colle e Zambia, un primo gruppo di sbandati e di renitenti si aggrega attorno al capitano degli alpini Aldo Bonetti, istallandosi verso i primi di ottobre al Colle di Zambla, presso il roccolo di proprietà della famiglia Gasparotto (Poldo Gasparotto, stretto collaboratore di Ferruccio Pani, aveva partecipato attivamente all organizzazione della lotta armata anche nel Bergamasco; arrestato, verrà fucilato a Fossoli).

Dopo alcune vicende controverse, che causano critiche al comportamento del capitano Bonetti, a metà ottobre quest’ultimo si allontana dalla zona. Vi subentra Cesare Bonino, che riceve l’incarico di guidare il gruppo di Zambla dal Comitato di liberazione, formatosi a Bergamo subito dopò l’8 settembre e di composizione esclusivamente azionista ~.
Verso là fine di dicembre giunge a Zambia dalla Valle Seriana con un gruppo di quindici partigiani Dante Paci, attivo nell’organizzazione clandestina comunista ancor prima dei quarantacinque giorni.
Nel frattempo Bonino aveva spostato i suoi uomini verso la Vai di Vedro, ritenendola zona più sicura, e il gruppo guidato da Paci prende posizione al roccolo Gasparotto.
Il 15 gennaio un rastrellamento raggiunge il roccolo; nello scontro cade Vaido Eleuterio. Soverchiati dai nazifascisti, Dante Paci e i suoi partigiani vengono catturati (Paci verrà fucilato nel luglio deI 1944).
L’inverno 1943-44 è caratterizzato da gravi difficoltà per l’intera Resistenza, sia per la situazione complessiva di tutta l’Italia occupata (i nazifascisti organizzano. e attuano, duri rastrellamenti; i partigiani sono generalmente poco armati e male equipaggiati), sia per ulteriori problemi di ordine locale (quasi tutti i componenti del primo Comitato di liberazione vengono incarcerati; vengono catturati inoltre parecchi tra i primi organizzatori delle bande armate).
Buona parte di coloro che erano sui monti della Valle Serina riparano nella zona di Oltre il Colle e trovano “rifugio” come lavoratori nelle miniere della SAPEZ.

Nella tarda primavera del 1944, si riprende l’organizzazione della lotta armata e si costituisce — come si è visto — il primo nucleo della brigata 24 maggio. Nello stesso periodo sorge nella zona una formazione di Fiamme verdi,  che assumerà la denominazione di Primo Maggio, comandata da Pier Luigi Guerrieri Gonzaga “Gianni”; in essa confluiscono anche i componenti del gruppo Bonino. La Primo Maggio non svolgeva allora però una vera e propria attività operativa, tanto che molti degli uomini che ne facevano parte continuavano a lavorare nelle miniere ~.
Per quanto riguarda la 24 Maggio, il mese di luglio e di agosto sono dedicati all’organizzazione della formazione, di cui ha nel frattempo assunto il comando il tenente degli alpini Giacomo Tiragallo “Ratti”.

Gli spostamenti del gruppo in questa fase sono così ricostruiti da Luigi Carrara:
Verso la fine di luglio il comandante giudicò più opportuno spostare i suoi uomini sul Monte Alben ma, l’11 agosto, contro la piccola formazione ci fu un primo rastrellamento.
Lo scarso armamento non permise alla formazione di prendere contatto con il nemico e fu costretta a spostarsi nelle stalle del Corone, piccola frazione fra Dossena e Lepreno che domina Serina dall’ovest. Bisognava agire con grande cautela.
I paesi della Valle erano affollatissimi di sfollati e villeggianti tra i quali potevano facilmente nascondersi spie fasciste, inoltre a Senna, dalla fine di luglio al 20 agosto, si stabilì un forte distaccamento della Scuola Allievi Militi Forestali di stanza a San Pellegrino (..).
Verso la fine di agosto ritornarono sull’Alben e si stabilirono nelle diverse baite lasciate libere dai mandriani che, finito l’alpeggio, erano discesi a valle.

Erano una trentina di uomini male equipaggiati, sufficientemente armati.
L’attività operativa rimaneva assai modesta, né si riscontrano vere e proprie azioni militari organizzate e di rilievo. Una relazione post-insurrezionale afferma che nell’agosto del 1944 la brigata compì le seguenti azioni:
1.           Cattura e fucilazione di spie della Valle.
2.           Attacco e sabotaggio di un automezzo della X Mas.
3.           Cattura di tre ufficiali tedeschi e loro fucilazione ~.
I riscontri e le testimonianze, tuttavia, fanno dubitare dell’esattezza di queste notizie (va anche tenuto conto che l’estensore della relazione, il comandante Fortunato Fasana “Renato”, era giunto in zona molto più tardi).
Il sequestro di un motocarro della X Mas, che aveva un reparto distaccato a Selvino, avvenne con buona probabilità alla fine di ottobre e l’azione fu condotta dallo stesso “Renato”, che allora operava però soprattutto con la brigata GL Camozzi della Valle Seriana, anche se all’azione partecipò forse qualche elemento della 24 Maggio. Per quanto riguarda la cattura di tre ufficiali tedeschi e la loro fucilazione — stando almeno a quanto affermato da alcuni documenti — si può ipotizzare che si sia trattato di un’azione isolata, compiuta da uno dei gruppi sparsi nella zona. La prima vera azione militare fu compiuta nel mese di settembre, dopo che dalla brigata Camozzi vennero cedute quattro pistole mitragliatrici, che migliorarono l’armamento della formazione. Si trattò dell’attacco , con un’operazione a sorpresa, della postazione di avvistamento di San Pietro d’Orzio, sopra San Giovanni Bianco. Il bilancio fu di due nemici morti e di due partigiani feriti, ma il bottino non fu prelevato a causa della resistenza opposta dagli avversari.
La formazione, che ormai andava acquistando una sua fisionomia, era collegata con il comando provinciale (JL (di cui era commissario Mario Invernicci “Mario”) tramite il capovalle Mario Colombo “Zani” o “Filippo”, che risiedeva a Zogno. Quest’ultimo, oltrea4 assicurare contatti con il comandante della 24 Maggio “ Ratti” (specie attraverso Pasqualino Carrara, uno dei più audaci collegatori ed organizzatori della Resistenza bergamasca), si occupa anche di un nucleo di partigiani — denominato Mario Maini, dal nome del partigiano caduto in un’imboscata a Zogno in data 18 settembre 1944 — dislocati sui monti sopra Zogno: una quarantina di uomini, che si uniranno alla 24 Maggio nel mese di ottobre.

La formazione è ormai organizzata stabilmente ed è del 28 ottobre la nomina ufficiale di “Ratti” a comandante della 24 Maggio. Nella comunicazione inviatagli da Mario Invernicci tramite “Zani” si legge: “Ti raccomandiamo nuovamente di attenerti a tutte quelle disposizioni generali impartiteti dal nostro comando”. Pare esistere da parte del comando della Divisione Orobica GL una certa preoccupazione che la brigata agisca in maniera scollegata e autonoma rispetto alle direttive.
Scrive il commissario “Mario” a “Zani” il 10 novembre, sempre a proposito della 24 Maggio:
Ti raccomando di essere molto vicino alla formazione e di soddisfare al massimo (s’intende secondo le possibilità) le richieste della stessa.
Intanto ti raccomando comunicazioni giornaliere anche se negative, usando corrieri nuovi e sospendendo momentaneamente gli altri in attesa di un po’ di luce sui ns. compagni fermati
In effetti la brigata rimaneva piuttosto debole sotto il profilo organizzativo (per non parlare del più vasto e complesso problema della carenza di “coscienza politica”, che non riguarda certamente solo una singola formazione e che richiederebbe un ben più ampio discorso), per cui, quando si decise di affrontare il problema dell’autofinanziamento con un colpo al deposito del monopolio di Zogno — che fruttò un notevole quantitativo di tabacco e di sale — si crearono gravi problemi all’interno della formazione  e alcuni partigiani fecero “smercio” privato di quei generi allora preziosi.

Alla vigilia del rastrellamento, la formazione aveva però raggiunto la consistenza ragguardevole di un’ottantina di uomini “armati di 12 sten, 2 fucili mitragliatori, 65 fucili calibro 91, provveduti di circa 15 quintali di viveri, 3 quintali di tabacco, 2 quintali di sale” .
Sull’afflusso degli uomini alla 24 Maggio è lecito tuttavia porsi alcune domande:
Questo afflusso era dovuto a una effettiva capacità di aggregazione del comando Ratti o non piuttosto a una raccolta indiscriminata di fuggiaschi?
Angelo, ispettore delle Brigate Garibaldi, inviato dalla Federazione bergamasca dei PCI a prendere contatto con la XXIV Maggio, trova presso Ratti parecchi partigiani della 53.a che — a suo dire — sarebbero stati convinti a rimanere in Vai Senna dalla falsa notizia dello scioglimento della loro brigata di provenienza, che in realtà era solo ridimensionata.
Sempre Angelo sostiene che la formazione di “Ratti” era di circa 12 uomini, in questo periodo di rastrellamento è diventata di circa 70 uomini tutti armati, fra russi, slavi, cecoslovacchi, francesi, ecc.
 
Il comando della brigata risiedeva a Cornalba, mentre il grosso della formazione era stanziato in diverse baite sul monte Alben.
Il rastrellamento del 25 novembre 1944— non imprevedibile — giunge comunque tragicamente imprevisto.
Verso le ore sette e trenta di sabato 25 novembre 1944 un reparto della compagnia OP di Bergamo, al comando del tristemente noto capitano Aldo Resmini, inizia un rastrellamento in VaI Senna. La colonna, composta da due camion scoperti e da un’autoblinda (circa 50 uomini), risale la valle e appena prima della frazione di Rosolo incrocia e blocca la corriera di linea Zambla - Bergamo. Mentre si compie la perquisizione dei passeggeri, sopraggiunge la seconda corriera, che abitualmente seguiva la prima di pochi minuti. Vengono fermati, riconosciuti ed uccisi sul posto i partigiani Giuseppe Biava, Barnaba Chiesa e Antonio Ferrari.
La colonna fascista si divide in due gruppi: il primo prosegue lungo la provinciale per Senna, il secondo sale attraverso l’abitato di Passoni. Qui è fermato Giovanni Bianchi (abitante in questa località) e costretto a far da guida ai rastrellatori verso Comalba.
E’ chiaro l’intento dei militi di attaccare contemporaneamente da destra e da sinistra chiudendo l’abitato a “sacca”: l’unica via d'uscita è costituita dalle mulattiere che salgono sul monte Alben, che verranno però tenute sotto controllo dalle mitraglie.
Frattanto il primo gruppo di fascisti giunge a Senna ed effettua un breve rastrellamento nella zona centrale del paese: molti uomini e giovani del posto si danno alla fuga e riescono con difficoltà a raggiungere i sentieri nei boschi. Qui viene fermato Lorenzo Carrara che è costretto a salire sul camion militare. Il gruppo dei repubblichini prosegue per Cornalba, ma sbaglia direzione e prende per Valpiana, nella zona detta del “ristoro” si accorge dell’errore e inverte la marcia; ciò consente a diversi altri uomini di fuggire.
Intanto a Cornalba la notizia del rastrellamento giunge attraverso due fonti: una telefonata alla trattoria “della Serafina” è a viva voce, grazie all’avvistamento dei fratelli Luigi e Carlo Carrara, che, usciti di buon mattino per. andare a caccia, scorgono. la colonna fascista sulla strada di Rosolo dalla zona di San Pantaleone.
Il gruppo che sale da Passoni lancia un razzo di segnalazione per dare l’allerta ai camerati provenienti da Senna e immediatamente dopo apre il fuoco con armi leggere.
Inizia una fuga precipitosa e disordinata verso le pendici dell’Alben da parte dei partigiani e di giovani di Cornalba. E’ molto probabile che ds parte partigiana non si risponda minimamente al fuoco nemico.
Ormai anche il primo gruppo di rastrellatori  provenienti da Senna ha raggiunto il piazzale della chiesa parrocchiale di Cornalba. Partigiani e uomini in fuga, che speravano di trovare via libera sulla sinistra del paese, sono bloccati da un fuoco intensissimo: una mitraglia è piazzata su di un prato, una seconda, ancora più micidiale, sul campanile della chiesa. Sorte non migliore aspetta chi cerca scampo verso la destra dell’abitato: i fascisti, che ormai occupano tutto il paese, piazzano almeno due montai e tirano sui fuggitivi, favoriti anche dal fatto che la vegetazione — siamo alla fine di novembre — è completamente spoglia.
Proprio con il mortaio viene colpito mortalmente il comandante “Ratti” e ferito gravemente Gino Cometti (un giovane di Cornalba di appena diciassette anni), che verrà “finito” immediatamente con due colpi di pistola.
Intanto, sul lato sinistro dell’abitato, con estrema difficoltà, riparandosi dietro le rocce e sfruttando la nebbia piovigginosa che cala dalla montagna, altri uomini in fuga raggiungono i sentieri alti e corrono disperatamente verso la cima del monte Alben. In questa fuga cadono mortalmente feriti Pietro Cometti (fratello gemello di Gino), Battista Mancuso e Giuseppe Maffi.
Mentre ancora si spara in questa zona, non distante dal centro abitato, è catturato il partigiano Franco Cortinovis. Portato nella piazza del paese viene sommariamente interrogato, violentemente malmenato e ucciso sul posto dallo stesso Resmini.
Intorno alle ore dieci è dato il “cessate il fuoco”. Inizia ora il rastrellamento nei prati, boschetti e cascine sopra l’abitato: viene subito fatto prigioniero Luigi Maver, che proveniva da Nembro in Valle Seriana. Vengono pure catturati, nascosti in un anfratto di roccia, due giovani di Comalba, Egidio Bianchi e Luigi Carrara; stanno per essere interrogati quando, non lontano, viene fermato Callisto Sguazzi “Peter”. Riconosciuto come partigiano, è immediatamente assassinato da un tenente della OP con due colpi di pistola.
Il paese è nel terrore: vengono perquisite varie case, si minacciano distruzioni e stragi, viene fatta saltare la cabina elettrica.
Alle dodici la colonna lascia Cornalba con i prigionieri Egidio Bianchi, Giovanni Bianchi e Luigi Maver che si aggiungono a Lorenzo Carrara, catturato in precedenza a Senna. Prima di lasciare la Vai Senna, Resmini si ferma al municipio di Bracca, sito in Algua, e minaccia personalmente il podestà e il curato di Trafficanti, prospettando nuove azioni di rastrellamento.
Inizia la pietosa raccolta dei cadaveri a Cornalba e le salme vengono composte nella camera mortuaria del cimitero: è stata vietata ogni cerimonia e imposta la fossa comune.
Pur con la paura di nuove azioni contro la popolazione, vengono fatte costruire delle bare e la commozione e la partecipazione nell’omaggio ai caduti è generale. Martedì 28 novembre si svolge la cerimonia funebre, che è controllata e difesa da un gruppo di partigiani in armi.
Egidio Bianchi, Giovanni Bianchi, Luigi Maver e Lorenzo Carrara vengono riconosciuti amici e collaboratori dei partigiani, selvaggiamente torturati nella caserma della OP a Bergamo e incarcerati a S. Agata (Lorenzo Carrara morirà, causa le torture subite, due anni dopo).
La formazione, dispersa sull’Alben, è faticosamente ricomposta nella zona di Zambia, per iniziativa del nuovo comandante “Renato”.
Sabato i dicembre 1944, quindi esattamente una settimana dopo i fatti di Cornalba, si ebbe una nuova azione di rastrellamento in Senna ad opera dei militi della Guardia forestale che provenivano dalla caserma di San Pellegrino Terme.
In un primo conflitto a fuoco sulla strada che conduce al comune di Dossena, nei pressi del Passo Crocetta, veniva mortalmente ferito il partigiano Celestino Gervasoni.
Un altro gruppo di militi, partendo dall’abitato di Serina, prese la direzione dell’Alben sorprendendo in una baita alcuni partigiani che si stavano preparando a lasciare la zona per raggiungere il resto dei superstiti della brigata. Nell’imboscata morirono tre partigiani di nazionalità russa, “Carlo”, “Michele” e “Angelo”, e un giovanissimo partigiano di appena diciassette anni, Mario Ghirlandetti.
Un altro partigiano russo, “Scialico”, ferito ad una gamba veniva catturato e portato a Senna. Qui, aiutato da alcune persone del paese, trovava rifugio in una abitazione privata fino alla primavera del 1945 e ai giorni della Liberazione.
Il rastrellamento di Cornalba del 25 novembre e quello successivo del i dicembre sul monte Alben, oltre ad aver portato un durissimo colpo alla formazione 24 Maggio (che quasi rischiò di disgregarsi totalmente sia per le perdite subite, sia per il morale dei superstiti), rappresentano anche un punto di svolta nella vita del paese: da quel momento in poi non si vedranno più se non sporadicamente partigiani armati nel centro abitato. La formazione (o meglio, quel che ne rimaneva) sotto la guida del nuovo comandante “Renato”, si trasferì prima in Vai Canale presso la Brigata Camozzi, poi ai Laghi Gemelli dove già operava la banda Secondo Dio Sciatori e infine al Lago Nero dove svernò
Solo agli inizi di febbraio la formazione tornò in Valle Senna, ma questa volta si stanziò sopra Zorzone, con sessanta uomini armati, quattro ufficiali e quattro sottufficiali.
Già dal gennaio 1945 la brigata è impegnata a far fronte ai rastrellamenti e a esplicare, specie dal febbraio alla liberazione, una vivace attività operativa, così riassunta in una relazione:
Gennaio 1945
1)           Rastrellamento ai laghi Gemelli
2)           Imboscata ad un automezzo fascista ai ponte delle Seghe con l’uccisione di 2 ed il feri¬mento di altri 12 (in cooperazione alla Brig. Camozzi)
3)           Attacco a forze nemiche in rastrellamento a Branzi: 2 uccisi e 4 feriti (in collaborazione con i Cacciatori delle Alpi)
Febbraio
1)           Trasferimento in Vai Senna
2)           Attacco su Selvino con disarmo della X Mas e Questura. 2 nemici uccisi più 2 feriti
3)           Attacco ed incendio di un automezzo tedesco a Camerata Cornelio —2 tedeschi uccisi
4)           Disarmo posto di blocco di Torre Boldone 1 nemico ucciso
5)           Fucilazione 3 spie
6)           Rastrellamento del paese di Ranica — i nemico catturato e fucilato Marzo
1)           Azione contro pattuglie in Seivino – Gazzaniga – Vertova – Cespedosio – Ambria - S. Giovan¬ni Bianco - Zogno
2)           Azione contro forze rastrellanti a Monte di Nese
3)           Cattura e fucilazione di 2 spie      -
Aprile
1)           Assalto al presidio di Branzi in aiuto ai Cacciatori delle A4pi —8 nemici uccisi e parecchi feriti
2)           Imboscata a Fondra contro automezzo nemico —10 nemici. uccisi e molti feriti
3)           Azione contro il posto di blocco di Sedrina, fallita per tradimento
4)           Vari disarmi di militari e di fascisti
5)           Azione di disturbo su Anibria, Selvino, Gazzaniga con cattura di un appartenente al¬l’Ufficio Politico della Questura
6)           Disarmo di 85 russi appartenenti alle S.S. tedesche (14)
Nel mese di marzo gli effettivi erano saliti ad ottanta partigiani e ciò consentì alla Brigata di creare tre distaccamenti.
L’efficienza della formazione attirò sempre nuove adesioni, tanto che ai primi di aprile la 24 Maggio raggiunse le duecentocinquanta unità. Così il comandante “Renato” ricorda come in formazione avveniva il necessario addestramento:
Facevamo l’addestramento sui prati: come si procede in terreno scoperto, come si fa la guerriglia in attacco e in difesa, come si piazzano le mitragliatrici, i mortai, come si dirige una squadra sotto il fuoco continuo e d’appoggio: se siamo inventi uomini, dieci avanzano e dieci stanno fermi e sparano; poi gli altri si fermano, sparano, e gli altri avanzano... In ordine sparso... Poi sfruttare al massimo il terreno.., la mimetizzazione... i rudimenti fondamentali del combattimento insomma.
Ma ci voleva anche tanta inventiva. Era necessario fare guerriglia impegnando il meno possibile l’uso delle armi e quindi diventava fondamentale la sorpresa... con la sorpresa l’altro non poteva mai reagire... perché cogliere un nemico di sorpresa ha un doppio effetto e psicologicamente fa un’impressione tre volte di più. E i fascisti non si sentivano più sicuri, non uscivano più dalle caserme...mettevano i sacchetti di sabbia alle entrate, i mattoni alle finestre, avevano paura... paura perché non sapevano quando e come li avremmo colpiti.
I rapporti con la popolazione erano soddisfacenti e la disciplina partigiana intervenne a punire severamente ogni abuso, anche se commesso nei mesi precedenti la riorganizzazione della brigata: in questo periodo venne fucilato il partigiano “Sofia”, che da indagini svolte risultò colpevole di rapine e furti durante la sua appartenenza alla formazione del comandante Ratti.

Il primo aprile venne organizzata la commemorazione dei partigiani caduti nel rastrellamento di Cornalba, come risulta da una lettera,, datata 8 aprile 1945, che fu inviata dal commissario della formazione, Adriano De Vecchi, al Comandante regionale lombardo e al Comandante della Divisione Orobica:
Portiamo a Vostra conoscenza che il 1° aprile u.s. a Cornalba di Serina (Valle Serina), presenti i Commissari di Zona, di Valle e di Brigata, una rappresentanza della Brigata “XXIV Maggio” col proprio comandante ha commemorato nel cimitero del luogo gli undici caduti della formazione stessa trucidati dalla barbarie fascista (OP Resmini) il 25 novembre s.a.

Alla suddetta commemorazione è intervenuta spontaneamente e totalitariamente la popolazione del luogo, dando indubbia prova di fervente solidarietà con la causa per la quale si combatte.
La formazione, dunque, è ormai in grado di controllare tutta la zona:
Gli effettivi della Brigata salirono a centocinquanta i primi di aprile mentre i distaccamenti erano ormai quattro. Le nostre forze erano dislocate lungo la Valle a forma di quadrilatero indipendenti ciascun distaccamento per i servizi logistici ma tuttavia legati ad un piano unico di attacco e difesa in caso di rastrellamento (...).
Si preparò un campo di lancio sull’Alben ma questo si fece attendere fino al 18, giorno in cui arrivò la missione inglese che provvide a richiedere un nuovo lancio. Qualche giorno prima dell’arrivo ed il transito di oltre quattrocentocinque russi fuggiti ai tedeschi dietro nostra propaganda, aveva considerevolmente appesantito lo sforzo logistico. L’armamento però procuratoci con il loro parziale disarmo permise di portare gli effettivi a 200 (...).
Ricevuto un aviolancio di due aerei si organizzò la Brigata in rapporto alle armi ricevute intensificando l’addestramento in vista di azioni di maggior respiro nella Valle Brembana. L’armamento del reparto, frutto del lancio e delle azioni precedenti, era costituito da 4 mortai pesanti, 6 leggeri, 2 pugni corazzati, munizioni per moschetto, 2 mitragliatrici Breda, 8 mitragliatori, quello individuale da moschetti, fucili, bombe a mano, rivoltelle.
Si arriva così al 24 aprile.
Ecco come il comandante “Renato” descrive le fasi salienti della partecipazione della sua formazione alla liberazione:
Il 24 sera la formazione lasciate le sue posizioni in montagna, con un reparto provvedeva ad occupare la stazione di Ambria e la strada. Nel frattempo il Maggiore Manfredi e il Commissario Mario si recava presso il comando della Forestale per la resa senza condizioni di tutte le forze fasciste della valle. La risposta in merito doveva essere data per le ore dieci del 25 aprile. Però alle ore ventidue un reparto della Brigata attaccava il presidio di Zogno e lo catturava al completo (trentadue prigionieri).
Al mattino il Cap. Renato prendeva il comando delle forze dislocate nel fondo valle in attesa del resto della formazione che dovevano raggiungerlo per marciare poi su San Pellegrino. Ma notizie che disordini erano iniziati in paese facevano rompere gli indugi e si procedeva alle otto e trenta alla occupazione di San Pellegrino disarmando il Corpo Forestale e la sua scuola allievi.
Alle ore quattordici tutta la formazione si dirigeva autotrasportata su Bergamo.
Ma all’altezza del Ponte di S. Caterina gli ufficiali ed alcuni patrioti della Brigata, con il Maggiore Manfredi, che avevano preceduta la colonna dovevano arrestare perché ostacolati da un’autoblinda e da un carro armato, e dal fuoco di armi pesanti che dalla Caserma dei Mille e da altre case era stato aperto su loro. Nel combattimento restava ucciso  un tedesco ed uno ferito. -
Nostre perdite, un patriota ucciso e ferito il Commissario Adriano.
La formazione intanto si disponeva a Ponte Sècco in attesa di ordini del Comando Generale di Zona e del risultato delle trattative con il presidio tedesco.
Frattanto un reparto della 24 Maggio si era portato tempestivamente su Città Alta ed attaccava il Comando Tedesco (...).
Il mattino del 26 aprile la Brigata 24 Maggio entrava in città affiancata dalla 56.a Brigata Garibaldi da Borgo S. Caterina e da Borgo Palazzo. Contemporaneamente un reparto di questa Brigata unitamente ai Cacciatori delle Alpi occupava Città Alta e raggiungeva la Prefettura.
Alle ore dieci e trenta tutta la formazione era riunita e messa a disposizione del Comando.
Al di là. dei toni inevitabilmente stereotipati e un po’ trionfalistici, tipici delle relazioni immediatamente successive alla liberazione, si legge tra le righe il legittimo compiacimento per l’efficienza organizzativa e operativa della formazione. Del resto va riconosciuta alla 24 Maggio una capacità d’attrazione che rende questa brigata meno spiccatamente “autoctona” di altre della Resistenza bergamasca e infatti il reclutamento delle forze non avviene esclusivamente nella Valle Senna, zona di stanziamento, ma parecchi partigiani provengono da altri centri delle Valli Seriana e Brembana e della provincia (19)
I rapporti con la popolazione, tuttavia, furono indubbiamente facilitati dalla presenza di tanti partigiani serinesi e furono comunque oggetto di attenta e particolare cura da parte del comando, come ricorda “Renato”:
Soprattutto quello che io insistevo... il rispetto della popolazione.. questa è gente dei nostri paesi, sono i nostri naturali alleati.. Quindi siate sempre rispettosi, entrate nelle case, ma chiedete il permesso... La partecipazione della popolazione fu grandissima... pur con tutta la prudenza che i momenti dettavano... ~.
Il tragico esito del rastrellamento di Cornalba aveva senza dubbio segnato uno spartiacque anche nell’organizzazione della vita partigiana e il ricordo — così drammatico e “vicino” — dei compagni uccisi non mancò di avere un peso determinante per la prosecuzione della lotta nelle condizioni difficilissime dell’inverno 1944-45, fino alle giornate di aprile che, come si è visto, trovarono la 24 Maggio tra le formazioni più combattive e maggiormente impegnate nelle operazioni insurrezionali.

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