domenica 3 aprile 2011

San Giovanni Bianco al voto

 I candidati della lista «Marco Milesi sindaco» (al centro con la giacca grigia)

Il giovane alpino sfida il politico


Si prospetta una sfida a tre alle elezioni amministrative del 15-16 maggio a San Giovanni Bianco: in campo il capogruppo degli alpini Marco Milesi, quindi l'ex consigliere regionale Luciano Valaguzza e una terza lista facente capo all'ex gruppo di minoranza di Sergio Sonzogni.
 
I candidati della lista di Milesi
A ieri l'unica lista ufficialmente pronta era quella del candidato sindaco Milesi, 32 anni, impiegato di banca. Guiderà una civica con i candidati consiglieri Paolo Belotti, Michele Bonaiti, Patrizio Daina, Bernardo Galizzi, Simone Graziosi, Mauro Pesenti, Eva Rondi, Grazia Rubis, Pietro Salvetti, Amelio Sonzogni, Nicola Stocco e Remo Veronese. Gruppo che ha l'appoggio dell'ex gruppo di minoranza guidato da Tiziana Bonaiti.
«Il gruppo – dice Milesi, alla prima esperienza amministrativa – è nato dalle assemblee promosse dagli ex consiglieri di minoranza.

L'obiettivo era stimolare un confronto con tutti per risolvere i problemi del paese: non solo il bilancio in rosso ma anche ricostruire un senso di appartenenza che negli anni scorsi è stato gravemente mortificato. La squadra, con giovani ma anche con candidati che hanno alle spalle esperienza, ha i requisiti per governare. Ci metteremo cuore, passione, idee e competenza».
 
Valaguzza abita a Cinisello
Se Milesi, da un punto di vista amministrativo, è alle prime armi, è invece lungo il curriculum di Luciano Valaguzza, 68 anni, originario di San Giovanni Bianco e residente a Cinisello Balsamo (Milano). Sarà il candidato sindaco di una lista civica, appoggiata dalla Lega Nord. È stato amministratore a Cinisello e consigliere regionale di centrodestra ed è attualmente presidente lombardo dell'Aiccre (Associazione dei comuni e delle regioni d'Europa).

«Al cuor non si comanda – esordisce Valaguzza che tiene a sottolineare come torni costantemente in valle –. Sono stato contattato da alcuni amici e, di fronte al mio paese d'origine, non ho saputo dire di no. Metterò a disposizione la mia esperienza per togliere San Giovanni Bianco dai guai, per formare alcuni giovani e creare una valida squadra di amministratori. È evidente che il paese, in questi anni, è rimasto fermo: occorre fargli recuperare quell'importanza che aveva una volta».
«Chi entrerà in lista – prosegue Valaguzza, che è stato anche consigliere provinciale a Milano – dovrà evitare di guardare al proprio orticello e avere prospettive ampie».

Terza lista cerca il candidato
Una terza squadra dovrebbe nascere dall'ex gruppo di minoranza di Sergio Sonzogni. Non ancora ufficializzato, però, il nome del capolista.
«La lista ci sarà sicuramente ma il candidato sindaco non sarò io», dice Sonzogni.

Giovanni Ghisalberti - L'Eco di Bergamo - Domenica 03 Aprile 2011 PROVINCIA, pagina 37

venerdì 1 aprile 2011

Sei, sette, otto, dieci bambini, al massimo 14


Sei, sette, otto, dieci bambini, al massimo 14. Seduti gomito a gomito, vicini di banco, ma di età differenti. Sono le pluriclassi, fenomeno che richiama una scuola da libro Cuore, ma che – anche nella Bergamasca – conta numeri di un certo rilievo.

Sono 74 le pluriclassi nella scuola primaria e quattro nelle medie (due a San Pellegrino e altrettante a Serina), in plessi di 15 istituti comprensivi della nostra provincia. Alle elementari il totale è di 135 classi per 1.693 allievi, alle medie si tratta di 117 allievi.

Sempre in tema di numeri, la palma d'oro spetta a Ornica che, con i suoi sei alunni (due di seconda, uno di terza e tre di quinta) è la scuola, anzi la pluriclasse più piccola della provincia, seguita da Valtorta con sette alunni, Cusio con otto e Roncobello con dieci.

La dislocazione geografica è in gran parte collegata ai paesi di montagna, ma non sempre si tratta di isolamento. Per esempio, Laxolo è vicino a Brembilla, Bianzano a Monasterolo e Gaverina, Bratto e Dorga sono lo stesso paese, Olmo al Brembo e Lenna sono vicine a Valnegra, Fino del Monte confina con Rovetta.

Didattica di qualità?
«Ogni scuola è un caso a sé – ha affermato l'ex dirigente provinciale Luigi Roffia – perché la scuola elementare è fortemente legata al suo territorio, per quanto piccolo. Così ogni cambiamento dev'essere frutto di una soluzione ragionata e condivisa con la popolazione».

Un fenomeno, questo, che si presta a due interrogativi di base, in merito alla didattica e alla sostenibilità di una scelta che potrebbe parere anacronistica. Il primo: fino a che punto la comodità della scuola sotto casa è compatibile con la qualità dell'istruzione che dà? La forma della scuola italiana è la classe, il gruppo: tutto è pensato in funzione del gruppo di coetanei che insieme affronta l'apprendimento. Ci sono altri modelli, come l'apprendimento online da casa su programmi nazionali, già possibile in Francia, oppure più orientati verso il passaggio di nozioni dai grandi ai piccoli. Sono modelli che possono funzionare anche da noi, a partire però da aspettative diverse sulla scuola.

Tanti fattori in gioco
«Se le pluriclassi hanno buoni insegnanti – sostiene Giuseppe Abramo, preside dell'Istituto comprensivo di Sant'Omobono, con 10 plessi, dei quali quattro con pluriclassi – funzionano: noi lo verifichiamo alle medie. Tuttavia, la pluriclasse è una questione che devono essere le comunità ad affrontare, tenendo conto di tutti i fattori in gioco, che comprendono anche la vitalità di un paese e i trasporti. In prospettiva, diminuendo i bambini, bisognerà comunque cominciare una riflessione generale e condivisa».

La mannaia dei tagli
Alla questione educativa si aggiungono infatti quella demografica e quella economica: dal prossimo anno scolastico il massimo di bambini per pluriclasse salirà da 12 a 18. Altri tagli sono alle porte e sempre meno le scuole potranno tenere aperti tanti plessi, mentre dovranno concentrare le energie per usare al meglio il personale.

«Le scuole che hanno molti plessi – ha specificato Roffia – non ricevono personale in più, le assegnazioni vengono fatte in base al numero totale degli iscritti all'istituto, senza tener conto del numero di sedi». Questione di numeri, quindi. Da una parte c'è chi ricorda come alcune situazioni non siano modificabili, ma molte altre – con buone scuole nel raggio di pochi chilometri di distanza di strada asfaltata – appaiano sempre più anacronistiche e insostenibili. Dall'altra, a difendere le pluriclassi è proprio chi le vive ogni giorno, con passione.

Susanna Pesenti - L'Eco di Bergamo - Venerdì 01 Aprile 2011 PROVINCIA, pagina 30